Come riconoscere i profili falsi sui siti di incontri

Donne italiane che cercano incontri liberi e discreti

Come riconoscere i profili falsi sui siti di incontri

I profili falsi esistono su tutte le piattaforme di incontri, gratuite e a pagamento. La maggior parte è innocua (account abbandonati, bot pubblicitari), ma una minoranza è gestita da truffatori professionisti che in Italia sottraggono ogni anno milioni di euro con le cosiddette truffe sentimentali. Riconoscerli è facile se sai cosa guardare.

1. Le foto

Foto professionali, sempre perfette, con la stessa persona in contesti da rivista: militari in divisa, medici in camice, uomini d’affari in aeroporto, ragazze in posa da modella. Fai una ricerca inversa delle immagini (su Google Immagini o TinEye): se la stessa foto compare con nomi diversi su altri siti, chiudi la conversazione.

2. La storia

I copioni sono sempre gli stessi: ingegnere su una piattaforma petrolifera, soldato in missione all’estero, vedovo con un figlio piccolo, imprenditrice bloccata alla dogana. Storie che spiegano in anticipo perché non possono incontrarti e perché presto avranno bisogno di aiuto.

3. La velocità dei sentimenti

“Sei la persona che ho aspettato tutta la vita” dopo tre giorni di chat non è romanticismo, è una tecnica. I truffatori accelerano l’intimità emotiva per abbassare le tue difese.

4. Vogliono uscire subito dalla piattaforma

Chiedere dopo due messaggi di passare a WhatsApp, Telegram o e-mail serve a evitare la moderazione del sito. Un profilo reale non ha fretta.

5. Mai una videochiamata

La webcam è “rotta”, la connessione è “pessima”, l’orario “non va mai bene”. Chi non vuole farsi vedere in video quasi sempre non è la persona delle foto.

6. L’italiano strano

Frasi tradotte automaticamente, formule troppo formali (“Mia cara, come procede la tua giornata?”), errori tipici di chi non è madrelingua nonostante dichiari di essere nato a Napoli.

7. La richiesta di denaro

È il punto di arrivo di ogni truffa: un’emergenza medica, un biglietto aereo per venirti a trovare, un pacco bloccato in dogana, un investimento in criptovalute “sicuro”. Qualunque sia la scusa, la risposta è una sola: no. Poi segnala e blocca.

Cosa fare se hai già pagato

Non vergognarti: le vittime sono persone di ogni età e livello di istruzione. Contatta subito la tua banca per tentare di bloccare il pagamento, conserva tutte le conversazioni e presenta denuncia alla Polizia Postale (commissariatodips.it). Non inviare altro denaro per “recuperare” quello perso: è una seconda truffa.

La regola d’oro

Nessuna persona reale che ti conosce da poche settimane ti chiederà mai dei soldi. Se te li chiede, non è reale. Leggi anche tutti i nostri Consigli di sicurezza.